martedì 19 aprile 2011

Settimana Santa 2011

1.1 Pasqua Ebraica

     Originariamente la Pasqua Ebraica era considerata esclusivamente una festa pastorale, che era praticata dalle popolazioni nomadi dell'Oriente, durante la quale venivano offerte al gregge le primizie. In seguito invece è divenuta una festa agricola, durante la quale le persone offrivano persino le primizie della mietitura dell'orzo, attraverso la cottura del pane azzimo. Le due tipologie di festa ebbero un altro significato rappresentando il momento dell'anno in cui il popolo ebraico ricorda la liberazione dall'Egitto. 
     La Pasqua Ebraica è legata al simbolo religioso e storico che si trova nel capitolo dodici dell'Esodo, in cui si racconta la migrazione dall'Egitto con Mosè. Ciascuna famiglia immolò un capo di bestiame piccolo, come ad esempio un agnello, una pecora o una capra senza alcun difetto, di un solo anno di età, e che riuscisse a bagnare con il sangue gli stipiti e il frontone delle porte delle case. Ogni membro della famiglia dovevano mangiare in piedi, con un bastone in mano, pronti per andare via dall'Egitto, in attesa della chiamata da parte dell'angelo di Dio, che sarebbe arrivato per uccidere tutti i primogeniti egiziani, risparmiando invece quelli ebrei le cui abitazioni erano appunto state contraddistinte con il sangue.
    Il popolo egiziano però mise pressione agli Ebrei e li spinse a partire molto in fretta, questi ultimi furono quindi costretti a portarsi dietro la pasta per il pane non ancora lievitata, cioè il pane azzimo. Il significato della pasqua ebraica è dunque rappresentato dalla veglia che il popolo ogni anno ripete durante la notte, per ringraziare Dio che vegliò quella notte famosa e riuscì dunque a portare in salvo il suo popolo. 
     In ogni notte di Pasqua, quindi, gli ebrei partecipano a quell'intervento e preparano la venuta del Messia, sedendosi, famiglia per famiglia, comunità per comunità, come fecero i loro padri, attorno a una mensa addobbata con i segni della redenzione, per proclamare le meraviglie che Dio ha operato per loro, per partecipare (e non solo ricordare), attraverso il mangiare e il bere, secondo l’invito ripreso dal Talmud: “In ogni generazione uno si deve considerare come se lui stesso uscisse dall'Egitto”.
1.2 La Cena
     La Cena di Pasqua inizia quando vengono accesi i candelabri dalle sette braccia e gli altri lumi.
     La madre pronuncia la benedizione sulla luce, simbolo della luce che viene da Dio e che deve illuminare la loro vita.
La tavola è apparecchiata nella stanza più bella, con una tovaglia bianca e ricamata, come un grande “mistero”, il piatto del Seder è posto davanti al padrone di casa, che ne svelerà i significati. Sopra vi sono sistemati la lattuga, frutto della terra, il maror, l’erba amara, il charoset, un dolce a forma di mattone, un uovo sodo e un osso di agnello o di gallina spolpato (gli ebrei non mangiano più l’agnello a motivo della distruzione del Tempio di Gerusalemme. Accanto al piatto le tre matzoth, ognuna separata dall’altra da una tovaglia di lino.
     Prendendo posto a tavola, il capofamiglia pronuncia la benedizione rituale sul vino, di cui i commensali bevono la prima coppa, quella del Qiddush (santificazione della festa), poi si intinge un pezzo di sedano, o prezzemolo, nell’aceto e nell’acqua salata, si divide in due parti un azzimo: una metà la si mette sotto il tovagliolo (sarà l’Afiqoman che si mangia dopo la cena), l’altra viene mangiata dopo la proclamazione delle parole: “Ecco il pane della sofferenza, che i nostri padri mangiarono in terra d’Egitto; chiunque ha fame venga e mangi; chiunque ha bisogno venga e faccia la pasqua”. A questo punto ha inizio la Magghíd, cioè la narrazione della storia della salvezza.
     Si riempie la seconda coppa di vino e il figlio più piccolo pone al padre le domande su cui si basa il racconto dell’Esodo.
È la parte centrale della notte di Pesach, dopo la quale si canta l’inno di riconoscenza per tutte le meraviglie che il Signore ha compiuto verso Israele: il Dajenù.
     Di nuovo il figlio più piccolo chiede perché si mangiano quelle cose e il padre spiega i segni della cena. Solo allora, dopo essersi lavati le mani, si possono mangiare le erbe amare e il pane azzimo, si beve la seconda coppa, quella della Haggadah (la liberazione dall’Egitto), si intinge un pezzetto di sedano nell’Harosèt e si mangia, rendendo grazie a Dio.
cena pasquale     Poi inizia la cena vera e propria, ricca e accompagnata da bevande e vini buoni, perché è un pasto di gioia. Al termine si prende l’Afiqoman, il pezzo di pane azzimo conservato all’inizio, e si mangia in memoria dell’agnello pasquale. Si beve la terza coppa, che accompagna l’Azione di Grazie al termine del pasto; si versa il vino nella quarta, riempiendo un calice in più per Elia e si apre la porta per permettere sia all’inviato di Dio, sia al povero che passa, di entrare e condividere la mensa.
Bevendo la quarta coppa, quella dell’Hallel, cioè dei salmi di lode che concludono la cerimonia, la liturgia di Pesach è compiuta.

venerdì 11 febbraio 2011

Formazione Liturgia

Colore Liturgici

La scelta del colore liturgico nel Rito Romano è regolata dal n. 346 dell'Ordinamento Generale del Messale Romano:


a) Il colore bianco si usa negli Uffici e nelle Messe del tempo pasquale e del tempo natalizio. Inoltre: nelle celebrazioni del Signore, escluse quelle della Passione; nelle feste e nelle memorie della beata Vergine Maria, dei Santi Angeli, dei Santi non Martiri, nelle solennità di Tutti i Santi (1 novembre) e di san Giovanni Battista (24 giugno), nelle feste di san Giovanni evangelista (27 dicembre), della Cattedra di san Pietro (22 febbraio) e della Conversione di san Paolo (25 gennaio).

b) Il colore rosso si usa nella domenica di Passione (o delle Palme) e nel Venerdì santo, nella domenica di Pentecoste, nelle celebrazioni della Passione del Signore, nella festa natalizia degli Apostoli e degli evangelisti e nelle celebrazioni dei Santi Martiri.

c) Il colore verde si usa negli Uffici e nelle Messe del tempo ordinario.

d) Il colore viola si usa nel tempo di Avvento e di Quaresima. Si può usare negli Uffici e nelle Messe per i defunti.

e) Il colore nero si può usare, dove è prassi consueta, nelle Messe per i defunti.

f) Il colore rosaceo si può usare, dove è tradizione, nelle domeniche Gaudete (III di Avvento) e Laetare (IV di Quaresima).

g) Nei giorni più solenni si possono usare vesti festive più preziose, anche se non sono del colore del giorno.

Per quanto riguarda i colori liturgici, le Conferenze Episcopali possono però stabilire e proporre alla Sede Apostolica adattamenti conformi alle necessità e alla cultura dei singoli popoli.

E’ pronto il Libretto di Preghiera della Nostra Parrocchia!

Acquistandolo tu aiuterai nella riforma di una finestra della Chiesa di San Giovanni. Puoi acquistare il libretto tramite email: parrocchiagizzeria@hotmail.it o al telefono 0968- 403 720.

mercoledì 12 gennaio 2011

Formazione liturgia

1° Importanza e dignità della celebrazione Eucaristica.

     Nella Messa, infatti, si ha il culmine sia dell'azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre, adorandolo per mezzo di Cristo Figlio di Dio nello Spirito Santo. Tutte le altre azioni sacre e ogni attività della vita cristiana sono in stretta relazione con la Messa, da essa derivano e ad essa sono ordinate.
     Poiché inoltre la celebrazione dell'Eucaristia, come tutta la Liturgia, si compie per mezzo di segni sensibili, mediante i quali la fede si alimenta, s'irrobustisce e si esprime31, si deve avere la massima cura nello scegliere e nel disporre quelle forme e quegli elementi che la Chiesa propone, e che, considerate le circostanze di persone e di luoghi, possono favorire più intensamente la partecipazione attiva e piena, e rispondere più adeguatamente al bene spirituale dei fedeli.
     Questi adattamenti, che per lo più consistono nella scelta di alcuni riti o testi, cioè di canti, letture, orazioni, monizioni e gesti che siano più rispondenti alle necessità, alla preparazione e alla capacità di comprensione dei partecipanti, spettano al sacerdote celebrante. Tuttavia, il sacerdote ricordi di essere il servitore della sacra Liturgia e che nella celebrazione della Messa a lui non è consentito aggiungere, togliere o mutare nulla a proprio piacimento.





A Giovanni Paolo II

Papa Giovanni Paolo II

Fà effetto nominare
il tuo nome adesso che non ci sei più
ma è bello pensare che sei lassù.

Sei andato in quel mondo sconosciuto e arcano
dove tutti si tengono per mano
Stanco ormai del lungo e travagliato andare
senza che un attimo ti sei potuto fermare.

I tuoi occhi umidi di pianto
sorridevano come per incanto
Nessuno volevi disturbare
ma tutti volevi amare.

Ci hai insegnato a perdonare
e anche a tollerare
Ho visto la tua mano tremare
cercando un calice da innalzare
Ho sentito un soffio svanire
dentro un'ostia che non potrai più offrire.


Padre, padre adorato
da tutto il mondo sarai invocato
con tanto affetto sarai ricordato
e giammai sarai dimenticato
Tu antico sognatore
ci hai dato tanto amore
e nella tua vita hai sopportato tanto dolore

Hai accettato tutte le religioni
con la forza della ragione
Papa, dall' accento straniero
sei stato un uomo forte e fiero

Mai uomo ha lasciato un'impronta così tangente
con la sola forza della mente
Amavi tutti dal più piccolo al più grande
senza chiedere e senza fare domande

Amavi la Madonna con tanto calore
e la portavi sempre nel tuo cuore
l'amavi in modo così delicato
che rimanevi incantato
Amavi i giovani e l' allegria
e li mettevi in guardia dall' ipocrisia

Nei tuoi occhi quanta malinconia
e della tua lontana terra quanta nostalgia!
Era poesia la tua vita
perché il cielo era l' unica tua meta

Rifuggivi dalla guerra
e volevi la pace su tutta la terra
Alla tua morte tutti abbiamo pianto
perché in te abbiamo visto un santo

Anche i potenti della terra per te hanno pianto
e la gente ti ha vegliato con un canto
Ora che sei volato via come un gabbiano
tendi a noi tutti la tua mano
Come siamo visti da lassù
tu prega per noi il Buon Gesù.



mercoledì 15 dicembre 2010

La storia del panettone



Si narra che alla vigilia di Natale, nella corte del Duca Ludovico, si teneva un gran pranzo di gala.
Per quell’occasione il capo della cucina ducale aveva predisposto un dolce particolare, degno di chiudere con successo il fastoso banchetto.
Il dolce era però bruciato durante la cottura. Nella cucina si vivevano istanti di panico:
si temeva la collera del Duca, nel momento in cui avesse saputo dell’impossibilità di presentare ai commensali il dolce tanto atteso.
Per rimediare, uno sguattero della cucina, che si chiamava Toni, propose un dolce che aveva preparato per i suoi amici con gli avanzi di quello precedentemente bruciato.
Il capo cuoco, non avendo altro da scegliere, decise di servire l’insolito pane dolce offerto dallo sguattero.
Il dolce inconsueto, che si presentava come una cupola racchiusa da una crosta bruna, quando fu presentato agli invitati del Duca, fu accolto da fragorosi applausi e, in un istante, andò a ruba.
Un coro di lodi si levò da tutta la tavolata; nasceva un dolce nuovo:
"El pan de Toni", il Panettone.
 
Auguri di Buon Natale a tutti!

L’incoronazione della Madonna


Nel giorno dell’Immacolata concezione, i ragazzi della scuola media, hanno incoronato la madonna. È stato bellissima, e molto emozionante.

 A Te, primizia dell’umanità redenta da Cristo,
finalmente liberata dalla schiavitù del male e del peccato,
eleviamo insieme una supplica accorata e fidente:
Ascolta il grido di dolore delle vittime
delle guerre e di tante forme di violenza,che insanguinano laTerra.

Ti incoroniamo, o Madre
Nostra Regina.  

Fa’ che ogni essere umano, di tutte le razze e culture,
incontri ed accolga Gesù,
venuto sulla Terra nel mistero del Natale
per donarci la “sua” pace.
Maria, Regina della pace,
donaci Cristo, pace vera del mondo!